Oscar 2019: un resoconto (e alcune considerazioni) sui vincitori

All’ultima edizione degli Oscar il trionfo di Green Book ha rappresentato, forse, la sorpresa di maggior rilievo della serata. Il film di Peter Farrelly si è portato a casa il premio per la Migliore sceneggiatura originale e anche il premio più ambito della serata, quello per il Miglior film, battendo candidati ben più gettonati. Il favorito fra tutti era Roma, di Alfonso Cuarón, che, con distacco dagli altri film nominati, avrebbe facilmente potuto oltrepassare i “confini” del film straniero per prevalere anche su categorie principali. Effettivamente, i premi che il film di Cuarón riesce a conquistare consacrano i valori principali di Roma, che trionfa per la Migliore regia e la Migliore fotografia.

Fino all’ultimo momento avrebbe potuto spuntarla La favorita nella regia, ma a metà cerimonia era chiaro che il film di Yorgos Lanthimos non avrebbe ottenuto grandi riconoscimenti, probabilmente a causa della “linea editoriale” scelta per il 2019. Tornando a Roma, se la scelta di premiare il film per la fotografia potrebbe apparire poco ponderata – ricordiamo che il bistrattato Cold War, ultimo film di Pawel Pawlikowski dallo splendido bianco e nero, concorreva nella stessa categoria – risulta, invece, più oculata la decisione di assegnare la migliore regia al film di Cuarón, che sa farsi notare per il suo tocco registico autoriale.

Oscar 2019: gli attori e le attrici

Il discorso sugli attori si fa un po’ più complicato. Se i favoriti nelle rispettive categorie erano Regina King e Mahershala Ali, vincitori come Miglior attrice e attore non protagonisti per Green Book e Se la strada potesse parlare, per quanto riguarda la categoria dei migliori attori protagonisti le schiere di attori e attrici candidati ai premi facevano sorgere più d’un dubbio sul possibile vincitore. Glenn Close, che per The Wife aveva ottenuto numerosissimi riconoscimenti (Golden Globes, Critics’ Choice, Independent Spirit, ai Satellite, SAG e Hollywood Film Awards, senza contare ulteriori nomination), viene agli Oscar accantonata a favore di Olivia Colman, premiata come Migliore attrice protagonista per la sua performance ne La favorita. Leggermente più prevedibile, invece, il premio per il Miglior attore, destinato a Rami Malek. Il ruolo interpretato ha certamente avuto la sua parte nella decisione dell’Academy, ma i meriti effettivi legati all’interpretazione di Malek – in grado di superare i limiti delle profonde differenze fisiche con Freddie Mercury – non possono non essere notati.

Oscar 2019: Black Panther e Bohemian Rhapsody

Le polemiche attorno ai riconoscimenti di Bohemian Rhapsody non sono mancati, ma a ben vedere si tratta di decisioni piuttosto ragionevoli: oltre all’attore principale premiato, il film di Bryan Singer trionfa nelle categorie del montaggio, del montaggio sonoro (John Warhurst e Nina Hartstone) e del sonoro (Paul MasseyTim Cavagin e John Casali) non per meriti legati alla qualità artistica del film (al di là di ogni preferenza), bensì per fattori inerenti all’accuratissimo lavoro, sul montaggio e sul suono, che ha annullato ogni divario di stili registici differenti (quello di Singer e quello del non accreditato Dexter Fletcher, subentrato successivamente).

Black Panther, entrato prepotentemente in varie cinquine dell’Academy, riesce a conquistare il premio per la Migliore scenografia (Hannah Beachler e Jay Hart), per Migliore colonna sonora e per i Migliori costumi. Sebbene si tratti di un film piuttosto interessante nel campo dei film supereroistici, le tre statuette rivelano una certa “forzatura” e alcune incoerenze relative all’inserimento del film in categorie che presentavano candidati migliori.

Oscar 2019: costumi, musica e scenografie

Il lavoro sui costumi da parte di Ruth Carter (prima afroamericana premiata nella categoria) è a dir poco eccezionale, ma la colonna sonora di Ludwig Göransson, non proprio indimenticabile e semplicemente funzionale al film, sembra decisamente meno interessante e seducente delle sinfonie di Nicholas Britell per Se la strada potesse parlare, o anche solo delle raffinate sonorità black realizzate da Terence Blachard per Blackkklansman, film di Spike Lee premiato per la Migliore sceneggiatura non originale.

Appare assurdo, inoltre, premiare per la Migliore scenografia il lavoro sugli effetti speciali di Black Panther, che nella categoria degli effetti speciali (in cui vince First Man) non risulta nemmeno candidato (!) ma sottrae il premio più giusto a La favorita, le cui straordinarie scenografie costituiscono parte dell’apparato del film stesso.

La categoria della Migliore canzone e quella del Miglior film d’animazione non riservano sorprese: la prima è Shallow di Lady Gaga, Mark Ronson, Anthony Rossomando e Andrew Wyatt per A Star Is Born, che si limita a questo solo riconoscimento; il secondo è Spider-man – Into the Spider Verse, sperimentale rivisitazione della storia di Spider-man realizzata daBob Persichetti, Peter Ramsey e Rodney Rothman.

Meritato e altrettanto ovvio il riconoscimento a Vice per Miglior trucco e acconciatura, grazie allo splendido lavoro di Greg CannomKate Biscoe e Patricia DeHaney sul volto del camaleontico Christian Bale e sull’intero cast.

 

 

 

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