I migliori film da vedere a Natale

A Natale siamo tutti un po’ più buoni. A Natale puoi. A Natale, freddo cordiale. A Natale, e questo è vero, abbiamo tutti bisogno che qualcuno ci consigli qualche bel film da vedere, in famiglia o con gli amici. Una Poltrona per Due, La vita è meravigliosa, Il miracolo della 34esima strada, Die Hard, Gremlins, Il principe cerca moglie, Home Alone, Jack Frost, Scrooged e chi più ne ha più ne metta. Il punto è: chi non conosce, o non ha visto, almeno tre film tra quelli appena elencati?

Abbiamo deciso di stilare per voi una classifica (non numerata, perché a Natale non si sceglie) dei film natalizi-non necessariamente natalizi. O meglio, quelle opere che vanno bene per qualsiasi serata, ma per qualche ragione ci risultano piuttosto compatibili con il clima natalizio (e chiaramente per un paio di titoli abbiamo barato: l’ambientazione è natalizia).

Return To Oz

Chi l’avrebbe mai detto che un film della Disney potesse essere profondamente disturbante, tanto sul piano della messa in scena quanto su quello concettuale-metaforico? Lo dice (e dimostra) Return To Oz, conosciuto in Italia come Il fantastico mondo di Oz, prodotto nel 1985 dalla Walt Disney Pictures. Return to Oz è un sequel, non ufficiale, della celebre opera di Victor Fleming e della MGM risalente al ’39, e narra del ritorno della piccola Dorothy Gale nel regno di Oz, a seguito di un incidente nel manicomio dove era stata appena rinchiusa per opera della zia Emma, preoccupata per la sua salute mentale. Le trovate stilistiche, registiche e narrative di Return to Oz rivelano il raffinato talento del regista Walter Murch, che rende il viaggio della protagonista qualcosa di più simile a una dimensione onirica in cui terribilis e amoenus si mescolano e rimescolano, e danno origine a un lungo sogno dove l’incubo prende spesso il sopravvento. Oz non è mai stata tanto sinistra.

Fantasia

L’opera più anti-narrativa della Disney è probabilmente Fantasia, film d’animazione realizzato nel 1940 ma rimasto, dopo decenni, imbattuto per innovazione stilistica e vena sperimentale. Frutto di una collaborazione fra la direzione di storia di Joe Grant e Dick Huemer e un team Disney mai così ampio prima d’ora, Fantasia è l’unione di otto segmenti animati e accompagnati da pezzi di musica classica diretti dall’orchestra di Leopolod Stokowski. Il film esplora il mondo e l’umanità, la sua nascita, i suoi miti e le antiche credenze favolistiche, attraverso sequenze prive di dialogo: fate, pesci, fiori e funghi danzano sulle note dello Schiaccianoci di Tchaikovsky, Topolino è un Apprendista Stregone un po’ impacciato (è il momento in cui l’iconico personaggio mostra al mondo un nuovo volto), e sulle note della Sagra della Primavera di Stravinsky possiamo assistere alla genesi del pianeta, dai tempi in cui somigliava a un mucchio di stelle fino alla comparsa (e scomparsa) dei dinosauri, fino ai rituali di accoppiamento fra animali ballerini e umanizzati e, infine, agli episodi biblici che chiudono l’opera. Una visione bellissima e obbligatoria.

Batman – Il Ritorno

Seguito del Batman di Tim Burton (1989), Batman – Il ritorno esce nelle sale nel 1992. Il film, diretto dallo stesso regista, è ambientato proprio nel periodo natalizio, e l’uomo-pipistrello deve ora vedersela con una triade di villain da brivido che si acchiappano e poi si mollano di continuo, rendendo piuttosto ambigue e flebili le sfumature tra bene e male: una Michelle Pfeiffer in latex nero è Catwoman, un tragico Danny De Vito veste i panni di Pinguino e Christopher Walken incarna il perfido Max Shreck. L’approfondimento psicologico dei tre cattivi è decisamente più arguto e centrato (oltre che centrale) rispetto a quanto fatto dal predecessore con il sardonico Joker interpretato da un Jack Nicholson all’apice massimo della sua carriera. E Michael Keaton è ancora, ovviamente, il miglior Batman. Indimenticabile la cupa e grottesca Gotham modellata dalle scenografie di Bob Welch, già collaboratore di Burton in occasione di Beetlejuice ed Edward mani di forbice.

Monty Python e il Sacro Graal

Se siete in cerca di risate (ma di quelle violente, altrimenti come non detto) il film che fa per voi è Monty Python e il Sacro Graal, commedia del 1975 scritta e interpretata dal gruppo comico inglese da cui prende il nome. Il basso budget di cui si disponeva ha consentito al gruppo di ideare la prima grandiosa trovata, quella del cavallo inesistente su cui vediamo galoppare praticamente ogni componente del gruppo. E la ricerca dei cavalieri della Tavola Rotonda, e poi del Sacro Graal, è un pellegrinaggio a tappe ritmato da continue gag all’insegna dell’umorismo nonsense: per esempio, senza svelare troppo, ricorderete per tutta la vita il coniglio custode della grotta.

Willy Wonka e la fabbrica di cioccolato

E va bene, ci concediamo un titolo davvero natalizio, in mezzo a tanti film che non lo sono. Ne vale la pena, perché Willy Wonka e la fabbrica di cioccolato (1971), diretto da Mel Stuart, è un’opera di sconfinata bellezza e intelligenza contro la disillusione e l’ingordigia che padroneggiano disinvolti nel mondo occidentale contemporaneo: un musical sorretto dalla magistrale interpretazione di Gene Wilder, certo, ma in cui la satira spietata, che fa spesso capolino, conferisce un’architettura e delle fattezze sicuramente insoliti per il genere, comparabili solo a quelli di altri pochissimi esemplari fra le opere musicali e le commedie. Un inno alla purezza e al vigore dell’immaginazione.

Eyes Wide Shut

Il “doppio sogno” di Stanley Kubrick è ambientato proprio nelle festività natalizie, ma la scelta è data dal solo bisogno di contrapporre la dolce atmosfera e il clima festoso della ricorrenza, accompagnato dalle luci colorate e dalle insegne illuminate nella Grande Mela, alle tensioni di una coppia borghese in crisi, interpretata da Nicole Kidman e Tom Cruise (all’epoca realmente coniugi). Eyes Wide Shut è anche molto di più: è un testamento, una provocazione in bilico fra strampalato simbolismo esoterico, per i più curiosi, ed elementare disamina delle dinamiche di una relazione nella sua fase finale, per chi invece ne coglie la grande e indubitabile semplicità; è metafisica del sogno o dell’incubo, psicoanalisi della donna e dell’uomo, dramma sessuale sulla solitudine in cui il Thanatos fiancheggia l’Eros, mai assoluto. “Nessun sogno è mai soltanto sogno“. Un’interpretazione del film sarebbe una tentazione fin troppo grande, ma a cosa servirebbe quando è tutto già così chiaro?

 

 

 

 

 

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